giovedì 28 febbraio 2013

Stanchezza e fastidio - Riflessioni sull'handmade

Qualche giorno fa, il bellissimo post di Due di Quadri < QUI per chi se lo fosse perso > sullo stato dell'handmade in Italy, ha innescato un meccanismo di riflessione e di confronto tra chi è, più o meno, coinvolto su questo argomento.
Il post ha avuto una notevole e meritata risonanza, probabilmente perchè Due diQuadri ha fatto una bella analisi della situazione, mettendo in evidenza quali siano le problematiche e le difficoltà, e quali atteggiamenti e preconcetti debba superare l'handmade qui da noi.
Era un po' che anche io ci stavo girando intorno, ma a causa della mia scarsissima diplomazia, posticipavo ogni volta il momento di parlarne, temendo di essere poco polemica ma molto diretta.
Ritengo infatti, che in Italia, si debba faticare e non poco sia per far capire il valore dell'oggetto handmade a chi lo voglia acquistare, ma anche per combattere chi, proponendosi come "creativa" ma che creativa non lo è per nulla, devasta tutto il lavoro e l'impegno messo per promuovere l'handmade stesso. Come faceva ben capire Due di Quadri, chi produce manualmente non si può permettere dei ritmi industriali e neanche l'abbassamento dei prezzi che una produzione in serie garantisce.
In soldoni, chi compra in stock e rivende come artigianato, si può permettere prezzi ridicoli o comunque un notevole quantitativo di pezzi. Chi fa assemblaggio selvaggio, e magari in un pomeriggio mette su 20 collane, si può permettere di "svendere" a scapito di chi, per fare una collana, ci mette 2 giorni di lavoro. E di esempi del genere, ognuna di noi ne conosce.
Al contempo non è vero che tutti gli acquirenti non capiscono il valore del fatto a mano, solo che - come si dice a Roma - qualcuno ce prova.
Impostano il discorso partendo dal presupposto che l'oggetto in questione "essendo fatto a mano" non è perfetto, e come tale deve necessariamente avere un costo più basso.
C'è inoltre la percezione che chi fa handmade, faccia i "lavoretti delle elemantari", giochi con i colori e le perline, mica è lavoro, è svago! E che ti devo anche pagare il divertimento? Nooo.
Poi ci sono quelli che capiscono, apprezzano e ti fanno andare avanti nonostante tutto. Delle luci in una landa desolata...

Mettiamo le cose in chiaro, io non sono un'artigiana, non mi reputo tale e non sono all'altezza di meritarmi tale appellativo. Ho un progetto, seguo un mio percorso personale ed ogni pezzo che creo è unico, in quanto frutto di tutto il mio vissuto, dei miei studi, della mia abilità manuale derivata da percorsi ulteriori, da me stessa.
Ogni pezzo che creo è disegnato, studiato, pensato e ponderato. Molti non vengono realizzati, altri si, altri ancora non avranno mai gli onori della pubblicazione, tantissimi finiscono nel cestino se non raggiungono gli standard di qualità che mi sono prefissata. Buona parte li tengo per me, perchè sono espressione del mio essere in quel dato momento.
Mi costruisco gli strumenti o modifico oggetti e strumenti già esistenti a seconda delle mie specifiche esigenze. Gradisco ricevere commenti e critiche, perchè mi permettono di osservare attraverso altri occhi il mio operato e mi spronano a spingere sempre un po' più in là le mie sperimentazioni.
Detto tutto questo, gradisco meno, quando ricevo commenti idioti da piccole menti stupidine...

Sarà che tutti(e) si sentono creativi(e) ed in grado di realizzare qualsiasi cosa, ma da qui a denigrare l'altrui lavoro, ecco... ce ne passa e secondo me è una questione di educazione e d'intelligenza.
Confesso di aver cancellato sia qui sia su FB i commenti e di non aver risposto alle mail, più che altro perchè essendo io fumina, avrei risposto per le rime. Ma essendo anche una personcina educata, cerco di evitare lo scontro diretto. Fino a quando non mi esce il fumo dalle orecchie...
A commenti del tipo... "ma se sono di carta non ci posso fare la doccia" o "ma se sono di carta non possono costare più di 5euro" o ancora "ma questo l'hai copiato" (quando l'ispirazione è dichiarata... basterebbe LEGGERE) o "ma se sono di carta sono capaci tutti a farli" o "ma che ci vuole a farli? Due minuti e hai fatto", risponderò in questo modo:
Per far capire quanto lavoro e quanto tempo ci sia dietro ad una creazione apparentemente semplice, come un paio di orecchini Arabesque, ho realizzato un (orribile e muto) video, dove illustro sommariamente le varie fasi di lavorazione.

video


Ulteriore chiarimento:
Ehi! Tu, si, proprio tu che fai i bidoni con i girasoli decupati... non sei una creativa!
E tu, che schiacci le capsule di caffè e ci fai orecchini... non sei una creativa!
Ed anche tu, che tagli pezzi di merletto sintetico preconfezionato e ci metti una pietra (magari sopra) non sei una creativa!
Ma pure tu, che compri alle bancarelle e riassembli "a modo tuo" e rivendi al triplo... non sei una creativa!
E tu che fai la cacchette* di fimo, i fiocchetti e le tortine con gli stampini... non sei una creativa!

*Quando utilizzo il termine "cacchetta" non è per particolare spregio nei confronti degli oggettini in pasta polimerica, ma proprio per indicare l'oggetto nel suo peculiare disegno tondeggiante e spiraliforme, con tanto di svolazzo terminale. Nei mercatini artigianali ho visto intere bancarelline stracolme di charms per cellulari, pendenti, ciondolini e quant'altro, dall'inequivocabile forma e colore. Evidentemente ispirati alle ben più famose cacchette rosa di Arale (Dr. Slump & Arale - di Akira Toriyama) (vedi qui: http://www.pocandpoch.com/wp-content/uploads/2008/10/arale.jpg).
Mi è stato spiegato che tali cacchette, vengono realizzate usando gli stampini per fare i coni gelati. Avendo però notato quale scalpore abbia suscitato l'utilizzo di tale termine, d'ora in poi m'impegno ad utizzare termini quali "deiezioni polimeriche" o "risultati di metabolizzazioni resinosintetiche"

NB: A seguito dei giustissimi commenti ed osservazioni in merito, mi trovo a dover rettificare, anzi a spiegare meglio il testo di cui sopra. Non ce l'ho con chi fa decoupage, assemblaggio, taglio&cucito, stampaggio di paste polimeriche e quant'altro, assolutamente no, ognuno deve esprimere la propria creatività in totale ed assoluta libertà, deve sperimentare, deve provare ogni cosa sembri anche solo interessante. Vorrei solo un po' di onestà morale nel riconoscere una disparità di tempo/capacità/perizia/progettualità che caratterizza i vari tipi di lavorazione. Come rispondevo nei commenti (vedi sotto) a Fulvia "Se compro tre fili di pietre e una manciata di perle d'argento e ne tiro fuori una collana, per quanto l'accostamento di colori e forme sia azzeccato, per quanto le proporzioni rispettate e via dicendo, non posso in nessun modo, paragonare questo lavoro a quello di chi, che ne so, parte dal lamierino piatto per tirar fuori a furia di martello e pinze una foglia in fold forming."

E per tutte, imparate a fare le fotografie! Se non sei capace a fare le macro, non le fare.
Se sei miope, non è una buona scusa per mettere le foto sfocate.
Le foto con il flash si fanno alle feste, preferibilmente quando si raggiunge un buon livello alcoolico.
Gli sfondi con la tovaglia a fiori non vanno bene neanche per la crostata mannara.
Se non sai cos'è il bilanciamento del bianco, lascia stare.
Se fai gli scatti con il cellulare, abbi almemo la creanza di raddrizzare le foto prima di postarle.
Quando ti fai gli autoscatti, un filo di trucco e una pettinata non fanno male. O anche un burqua non è una cattiva idea.

NBNB: Ulteriore precisazione, quando scrivo che sarebbe buona cosa imparare a fare le foto, parlo sul serio. Crudelmente ma sul serio.
Qualunque sia la qualità delle creazioni se le si fotografa male, si fa un cattivo servizio al proprio operato. Senza contare che uno scatto mal fatto o poco visibile non è accattivante, non è utile a descrivere l'oggetto, non ispira molta fiducia nelle capacità manuali ed estetiche di chi lo ha fatto e alla fin fine fa più danno che guadagno.
Non si è mai troppo grandi per imparare e nulla è mai troppo complicato se davvero si vuol raggiungere  un obiettivo. Internet è pieno di buoni tutorial per realizzare buone foto ed impegnare del tempo per imparare può essere un investimento.

E mi sono tenuta. Parecchio.

mercoledì 20 febbraio 2013

Nervi e nervosismi

Ne stanno capitando di ogni. Il toto-sfiga ha colpito anche nel 2013 e, se proprio lo devo dire, a fare un bilancio minimo di questi primi due mesi dell'anno nuovo.... be' se a dicembre 2012 arrivavano sti' maya e la fine del mondo, non è che me la prendevo proprio proprio a male. Ecco.
Tra le varie, c'è pure la linea telefonica defunta e l'adsl che insomma, va, quasi quasi un modem 56K andava meglio. Back to the past!
Detto questo, nel frattempo si è prodotto. Molto. Tanto. Così tanto che neanche mi ricordo più che cosa ho fotografato e se ho fotografato tutto.
Occasionali momenti di amnesia produttiva che cercerò di compensare. Quante volte ho già detto questa frase? Molteplici... Vabbè signora mia...
La linea Arabesque si è confermata un must di stagione e per evitare che mi venga a noia - e quindi smettere di produrre gallinelle dalle uova d'oro -  ogni tanto mi devo concedere una divagazione. Arabesque è un po' fuori dai miei stilemi, è barocca, carica, voluttuosa ed allegramente chiassosa, avevo bisogno di una boccata di sobria linearità. Però mixata con il concept Arabesque.
L'ispirazione è venuta dalla fredda Germania. La storia è lunga ma diciamo che gli ingredienti principali sono:
• Arabesque
• Neuroni
• Musa ispiratrice scienziata

Tutto chiaro no? Dai, fornisco un aiutino... un disegno... un'idea



Adesso è davvero chiaro! Qualcuno ha già avuto un'anteprima fotografica, qualcun'altra addirittura un'anteprima fisica, molti un'anteprima su faccialibro. Però un post di presentazione, la nuova costola di Arabesque, se lo meritava. Insomma, il concept di questi nuovi pezzi, è la rappresentazione simbolica ed essenzialissima di network di neuroni, ma anche strutture organiche che si intersechino a formare reti, connessioni. I primi due pezzi sono una collana con tri-pendente ed un mono orecchino.

La collanona tripendente si chiama Mnemosine, che null'altro è se non la personificazione della memoria nella mitologia greca. E dov'è la memoria, se non archiviata nei neuroni? E cos'è la memoria se non un flusso di ricordi che si aggregano intorno ad eventi, formando isole nella corrente? Da qui l'idea della connessione che si interrompe e riprende attraverso i tre elementi ovali digradanti che formano il pendente di carta. Acconciatura ed abbigliamento, ammiccano spudoratamente alle Kore greche.
Anche se il treccione fa tanto Oktoberfest...

Mnemosine | Cartoncino vergato nero, orone | Cardstock, faux gold leaf
Volevo sviluppare bene l'idea di connessione tra i tre elementi, che sono slegati, indipendenti e dimensionalmente diversi tra di loro, ma che mantegono graficamente la continuità anche grazie alla specularità verticale del motivo.

Mnemosine | Cartoncino vergato nero, orone | Cardstock, faux gold leaf

Il disegno che caratterizza il mono orecchino Network, ricorda più una ragnatela che un network di neuroni, ma l'idea di partenza era invece proprio quella di rappresentare una serie di strutture triangolari interconnesse, senza soluzione di continuità, dove linee di una struttura fossero comuni ad un'altra. Anche il fatto che sia mono e non in coppia, sta ad indicare l'unicità di ogni "mente", di ogni struttura neurale.


Network | Cartoncino vergato nero, orone | Black cardstock, faux gold leaf

Se fa troppo ragnatela, si può sempre riciclare per il prossimo Halloween o per il costume di carnevale della DonnaRagno.

Network | Cartoncino vergato nero, orone | Black cardstock, faux gold leaf
 Divagazione finita... per ora! Ho disegnato solo una mezza dozzina di pezzi, devo decidere bene quale realizzare. Fra poco torna Arabesque con pezzi nuovi di pacca! Quelli ormai si fanno quasi da soli, c'ho il bistuti affilato! ;)
Comunicazione di servizio: sto preparando un post sul making off dei carta gioielli, un po' perchè ci stavo girando intorno per rispondere (per le rime?) a qualcuno che ha fatto commenti poco carucci sul lavoro che c'è dietro ad una Paper Leaf, un po' spronata dal bel post di Due di Quadri sullo stato delle cose in campo handmade.
Vale la pena di leggerlo e di tenerlo a mente, sia che si faccia handmade, sia che voglia iniziare a farla, sia per chi crede di farla, sia anche per chi compra ed apprezza l'handmade.
Ancora non l'avete letto? Allora leggetelo! QUI

From Pinterest

Ah, dimenticavo... grazie Elena, la musa dei miei neuroni!

sabato 9 febbraio 2013

Cose che passano

La collezione Arabesque mi sta assorbendo completamente, un po' per autogratificazione (tutti i complimenti che arrivano...) un po' perchè ogni pezzo è una piccola sfida.
Ammetto di aver trovato qualche trucchetto per "velocizzare" il lavoro, ma comunque ogni pezzo mi costa dalle 3 alle 8 ore di lavoro ognuno, dipende dalla complessità, dalla forma e dalle dimensioni degli intagli. Senza contare la progettazione che da sola si porta via parecchie ore, tra ricerca, disegno e pensiero.
Se però si fa una buona progettazione, ci si avvantaggia parecchio e, cosa da non sottovalutare, vengono in mente esperimenti strani da provare. L'idea di fare un castone mi ronzava in testa da un po', però come farlo in carta, materiale di per se' troppo delicato per poter tener ferma una pietra?
La soluzione che ho trovato è una via di mezzo, la pietra è comunque una perla con foro passante e la carta non fa da castone vero e proprio ma semplicemente da cornice, con una funzione ulteriore di fermo. Basta inserire nel foro della perla un pezzetto di chiodino, tagliato poco più lungo del diametro della perla stessa, ed inglobarlo nel panino di strati di carta che va a formare lo spessore del gioiello.
Detto così è semplice, meno semplice è realizzarlo, visto che così facendo, le due metà di strati che compongono il bijoux di carta vanno sagomanti distintamente, incollati e solo dopo, verniciati con le protettive. Facendo anche attenzione a non verniciare anche le pietre!
La cosa divertente è che, una volta finito il pezzo, la/le perle sono libere di ruotare sul loro asse dentro al gioiello di carta! E la luce, può passare anche da dietro, retroilluminando le perle inserite nel corpo del carta gioiello. Ovviamente questo accade per gli orecchini... per i pendenti sarebbe necessario avere il torace trasparente... :)
Insomma tante chiacchere, ma poi com'è venuto quest'esperimento? Bene, mi pare, è venuto così: il pendente in carta Leviger&Bissinger, liberamente ispirato ad un pendente (questo) prodotto, appunto, per la Levinger&Bissinger all'inizio circa del 1900.

Levinger&Bissinger | pendente in carta, orone, giada e agata verde | Paper pendant with faux gold leaf, giade and green agate
Il mio pendente è più grande rispetto all'originale (altezza 5.5 cm larghezza 3.2 cm) per semplici ragioni realizzative, ma non è comunque grandissimo come dimensioni, anche perchè con tutte le linee che si intersecano è abbastanza importante come disegno, farlo anche grande sarebbe stato troppo pesante. Indossato, arriva a metà petto con le perle pendenti.

Levinger&Bissinger | pendente in carta, orone, giada e agata verde | Paper pendant with faux gold leaf, giade and green agate

Vediamo se così si capisce bene il "trucco" del castone che non c'è... controluce si vede l'anatomia delle perle. Una sola pecca, una svista che mi scoccia. La quarta perla - l'ultima a destra nella visione di fronte - mi si è spostata mentre incollavo e non me ne sono accorta, per cui la linea del chiodino non è più coincidente con le linee del disegno. Si, sono un pochetto Signorina Precisini Rognosetti.

Levinger&Bissinger | vista in controluce | backlight view
Stesso concetto per degli orecchini. Anche qui l'idea era di spezzare il format obbligato che prevede la perla o prima o dopo il pendente in carta. Mettiamola dentro, sta perla, no? Al centro, incorniciata, fulcro del pendente. In questo caso il chiodino non si liita a passare solo nella perla, ma prosegue fino ad uscire dalla parte superiore del pendente e formare l'occhiello per la monachella.
Ovviamente la carta, all'interno del pendente, è stata intagliata per formare un canale dove far passare il chiodino, pena un antiestetico rigonfiamento della parte esterna della carta.


Lighting in grass | orecchini in cartoncino nero, orone, avventurina | paper earrings made with faux gold leaf and aventurine gemstone

Anche per loro un bel controluce per esaltare il perlone in avventurina da 12mm posizionato al centro del pendente in carta. Anzi cartoncino vergato. Ho voluto provare un tipo di cartoncino che avesse una texture un po' più materica, meno liscia e questo tipo di cartoncino mi lascia abbastanza soddisfatta. Ha una tridimensionalità appena accennata, non invadente, ma che comunque si nota.
Lighting in grass | orecchini in cartoncino nero, orone, avventurina | paper earrings made with faux gold leaf and aventurine gemstone

Infine indossati. Sono medio/grossi, ma questa lavorazione d'intaglio necessita dimensioni un po' più sostenute rispetto ai miei standard. L'intaglio non è precisissimo e perfettamente speculare, volevo infatti lasciare queste forme più rozze, meno pulite. Avevo poi la necessità di bilanciare le dimensioni della perla, sia come pesi fisici sia come pesi ottici.

Lighting in grass | orecchini in cartoncino nero, orone, avventurina | paper earrings made with faux gold leaf and aventurine gemstone
Bella la trecciona da Valchiria nana eh? Posso andare all'OktoberFest... mi manca solo un po' d'imbottitura davanti e sono perfetta!



giovedì 7 febbraio 2013

Liebster Award a Paper Leaf

Cosa avevo scritto ieri? Che il 2013 stava prendendo una brutta piega. E che cosa accade oggi? Qualcosa che rimette la piega al centro! E che piega!
Con mia grande sorpresa e felicità, Tiziana di Encanthè mi ha premiata con l'assegnazione del Libster Award. Me felice!



E non tanto per la premiazione, che comunque mi ha reso un piccolo tacchino gonfio ed impettito, ma per le meravigliose parole che spiegano la scelta:

Paper Leaf
Tempo addietro ho dedicato un articolo ad Elisa, l'autrice del blog, oltre che designer dei gioielli raccontati e creati con la carta. Lo scelgo perchè è un blog dove si racconta un mondo, non solo il gioiello finito (già di per sé incantevole). Insomma, si respira una bella aria su quelle pagine.

 Ho un crampo ai muscoli della faccia... sto sorridendo da almeno 4 ore. L'idea che chi mi legge possa sentire una "bella aria su queste pagine" mi riempie di gioia e mi mette di buon umore. Soddisfazione, oserei dire, soprattutto perchè queste parole arrivano da una blogger che ammiro e seguo. Buon gusto, raffinatezza, ricerca del bello e del particolare sono qualità sempre più rare e di cui Encathè è invece ricco, ricchissimo. Il fatto di esser stata scelta da questa blogger prima per un post e poi per questo premio, insomma, rende ancor maggiore la mia felicità.

martedì 5 febbraio 2013

Scudi umani

Pausa blog finita. La campanella è suonata e devo rientrare nei ranghi, riprendere il ritmo che s'era un po' allentato. Cose fatte, tante, tantissime, la collezione Arabesque mi ha assorbito come un vortice e io mi sono fatta trascinare volentieri visto il corollario di guai che si sono abbattuti in questo mese di gennaio. Non avevo finito i bonus sfiga del 2012... e che vuoi lasciarli sprecati??? Noooo asssssolutamente no!
Si passa dal fidanzo malatino, ad una multa non meritata, all'allagamento domestico causa lavori errati dell'appartamento al piano superiore, all'isolamento telefonico per una diatriba tra Telecom e Fastweb (fortuna che l'adsl funziona) e via discorrendo...
In virtù di tutto questo sto iniziando il 2013 in modo un filino intollerante. Più del solito? Si, molto più del solito. Il che, mescolato al mio naturale cinismo ed alla mia scarsissima diplomazia, si sta configurando come un mix veramente esplosivo. Quando trovo qualcuno che me le da' di santa ragione smetto. Prima però mi deve prendere o deve correre più veloce di me!
L'altro giorno un tipo ha rischiato davvero grosso, diventando l'ultimo in sequenza temporale di un'escalation insolita che mi sta mettendo a dura prova già da tempo... l'uso dei bambini come scudi umani. Ora, a me, i bambini mi stanno fastidiosi ma ancor di più mi stanno fastidiosi i finti genitori. Quelli che guai a toccargli i pargoli con lo sguardo ma che poi a questi figli neanche gli parlano, quelli col SUV per portarli a karate, a piano, a ginnastica, a scacchi, a nuoto, a inglese con una tabella di marcia che neanche i Navy Seals ma che poi usano i figli come scusa per tutte le prepotenze che commettono. Quali? Queste:

1 - Parecchi mesi fa ero nel parcheggio di un supermercato alla ricerca di un posto. Preceduta da una iper station vagon da 8 posti + cane e passeggino, vedo davanti a noi un bel tre posti in fila... "perfetto" penso "ci si entra tranquilli quasi in 4!". Eccerto... peccato che il tipo con la station vagon invece di parcheggiare - entro le strisce a spina - si piazza bello bello perpendicolarmente occupado tutti e tre i parcheggi. ?????
"Scusi" faccio, abbassando il finestrino "ma non potrebbe parcheggiare correttamente? Così ha occupato tre posti"
Lui: "E scusi ma vado di fretta che c'ho i pupi" e fugge. E dove corri, demente, dai pupi? E perchè corri? Stanno andando a fuoco i pupi???

2 - Esco dalla palestra e assisto alla seguente scena: tipa con Suv ipertrofico che cerca istericamente di uscire dal parcheggio. Manovra difficilissima perchè ella apparteneva alla specie di donne che pensano di far manovra SENZA girare lo sterzo. Avanti, indietro, avanti, indietro, avanti, indietro, sempre più nervosamente. Nel SUV una piccola tribù di demoni bipedi urlanti e smocciolanti. Dietro al SUV la mia micro-macchina che ad ogni retromarcia della Land si accartocciava sempre di più.
"Scusi" faccio, avvicinandomi alla tipa "ma sta distruggendo la mia macchina. Se scende facciamo il CID"
Lei: "Scusa ma devo portare i bambini a nuoto" magicamente gira lo sterzo e schizza via rischiando d'investirmi.

3 - Vado a prendere la micro-macchina e scopro che una Smart ci si è parcheggiata... sopra. Non a castello, ma quasi. La scena è talmente surreale che riamango, chiavi in mano e bocca aperta, a cercare di capire come scastrarmi dall'abbraccio mortale e far pagare il danno alla Smart. Mentre son lì arriva una coppia, tutta contenta e sorridente, che apre la Smart e fa per salire come se nulla fosse.
"Scusi" faccio io "ma vi siete resi conto di come c°§#^o avete parcheggiato? Mi avete devastato la macchina"
Lui, allugando il collo per constatare i danni, "E scusa, ma lei ha la pancia"
Io "E io ho i gomiti... che significa?"
Lui "E' che è incinta"
Io "E se lei è incinta e tu guidi così, rimanete a casa che è meglio. Scendi va e facciamo le foto e il CID"
Lui "Scusa ma andiamo di fretta" e fuggono. Incinti e maledetti.

La prossima volta, sono sicura, qualcuno/a mi dirà che ha un ritardo di 2 settimane. Lo scudo umano in vitro, preventivo, in essere, fetale.
Quando mi risponderanno che stanno tanto cercando di avere un erede, allora capirò che siamo arrivati alla fine. Della mia pazienza.