domenica 6 giugno 2010

Variazioni sul tema - seconda puntata

L'avevo detto no? Sono in loop ovale, tipo orbita concentrica. Le modifiche arrivano con il contagocce e il weekend è consacrato alla nutrizione dell'anima, quindi si crea.
La tecnica è sempre la stessa, carta, colla, doratura, taglio a mano, laccatura e pazienza. I primi sono un po' più ricchi, due ovali dorati e due lasciati al naturale e devo dire che mi garbano parecchio, nonché starmi proprio bene... questi restano a casa!





Questi invece, sono la versione light, un ovale al naturale frapposto a due con doratura. Sono anche un po' più piccoli rispetto ai primi, meno importanti e più easy.



Mi sa che mi farò un regalo - finanze permettendo - per dare un valore concreto alle creazioni della serie The Golden Age... oro vero invece del finto oro. Certo la tecnica è proprio un'altra cosa e molto più complicata, ma perché no? Per ora affino questa, poi vedrò.

venerdì 4 giugno 2010

Variazioni sul tema

Ogni tanto mi incastro su di una forma e ci giro intorno senza neanche rendermene conto. C'è stato il periodo tondo e quello rettangolare. Adesso è il turno degli angoli smussati, diciamo il periodo ovale. E mi sa che durerà un pochetto, visto che come forma mi ispira particolarmente. Ne' tondo tondo - un po' borioso e perfettino - ne' rettangolare.
Ovale appunto.






sabato 29 maggio 2010

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro per me

Magari fosse davvero azzurro! Niente, anche oggi sole alla mattina e nuvole a mezzogiorno che preparano il monsone del pomeriggio. Quest'anno o mi viene la depressione da pioggia o mi crescono le branchie. Mi consolo con l'azzurro della carta, mancando quello del cielo.

Gli, ormai tipici per me, conetti di carta arrotolata con delle gocce di vetro (?) o pietra dura (?) che avevo comprato nel solito raptus da gazza ladra. Non so davvero che pietra sia, sempre che sia pietra dura. Bho. Però mi piace quella loro strana iridiscenza.



Queste invece, sono delle perline di papier machè di recupero. Nel senso che sono ancora quelle della maledetta pappa rosa che continuano ad avanzarmi. Giuro che adesso le butto.




E questi ultimi sono una new entry. Rimettendo a posto i miei cassetti infiniti, ho ritrovato una stranissima carta metallizzata, comprata per il layout di un catalogo di creme viso. Chiaramente il cliente ha detto di no e il campione di carta è finito nel fondo del magico cassetto.
E' abbastanza spessa e morbida da poter essere sbalzata, tipo le lastrine di rame. E allora spirali come primo esperimento.
L'unico problema è che, essendo carta metallizzata, il lucido protettivo si asciuga in circa 2 ere geologiche, ma se non ce lo passo, la superficie si riga.
Con un po' di abbronzatura dovrebbero andare bene, adesso con il colorito al neon sbattono un pochetto.




Sole! Sole! Sole! Ma quando arrivi?

giovedì 27 maggio 2010

In attesa delle modifiche

Ho latitato un po'. Piccolo vuoto creativo e non solo. Un cliente è risbucato nella mia vita lavorativa e ho dovuto rimettermi al computer a sfornare schede e sistemare foto.
Nella pause in attesa di modifiche però, qualcosina di veloce veloce me la sono concessa. Tutto tondo che così si riciclano i pezzi.
E sì, perché con l'interno della cornice del ciondolo ci ho fatto la base della spilla. Non si butta via niente!




E adesso si ritorna ad impaginare.

giovedì 20 maggio 2010

Roselline assassine

Con il 3D sono sempre stata negata. La modellazione, insieme all'attaccatura delle maniche, rientra nella mia personale categoria "belli e impossibili". Alle elementari i miei compagni facevano sculture con Das, io il posacenere con l'impronta della mano.
Il massimo dell'umiliazione fu quando facemmo degli orrendi vassoietti portaoggetti con roselline applicate. Erano tutti perfetti, schierati sui banchi di scuola, pronti per essere dipinti. Tutti perfetti... tranne il mio, che sembrava essere uscito da un incubo post-nucleare. Il vassoietto sembrava più un cratere da granata e le roselline delle piante carnivore mutanti. Insomma uno schifo assoluto. Iniziammo a dipingerli ed io, schiacciata dall'orrore della mia creazione, lo colorai con tale disgusto che diventò ancora più brutto... se fosse stato possibile. Era un incubo quasi pari alla tombola delle tabelline (tortura delle torture insieme all'analisi grammaticale). La maestra si avvicinò e mi disse "ma devi dipingerlo meglio! Guarda Annamaria com'è brava, ne ha già dipinti due".
Mi girai a guardare Annamaria e i suoi vassoietti perfetti e lei stava li' con i suoi boccoli perfetti, nel suo grembiulino bianco con il fiocco blu perfetto che sorrideva dondolando la testa tipo i canetti di peluches dietro alle macchine. Penso di aver sperimentato allora il sentimento dell'odio verso i boccoli, le roselline, i fiocchi e la modellazione. Finì che portai a casa come lavoretto per i genitori uno dei vassoietti di Annamaria facendolo passare come mio. Mia madre deve averlo ancora da qualche parte... i delitti impuniti resistono al tempo.

Quindi per riprendermi da tale umiliazione, a distanza di ben 30 anni, ho riprovato e ci sono ricascata. Ho comprato una confezione di Pasta Di Sale Pronta che prometteva - dall'illustrazione sulla scatola - di poter realizzare meravigliosi oggettini tra cui... roselline. Dovevo mollare lì, dovevo dare retta al campanellino nel cervello, erano gli incubi del passato che riaffioravano. Le roselline assassine!
Non gli ho dato retta e ho iniziato. Prendo le dosi, impasto, lavoro, modello. Volevo fare delle campanule, iniziare con una roba facile, dei conetti con l'orlo arricciato. Niente, eccole lì. Le piante carnivore mutanti riemergono dalla notte dei tempi e si materializzano sul piano da lavoro. Rimpasto e riprovo. Ancora loro. Rimpasto e riprovo. Al terzo tentativo mollo le campanule e faccio delle umili palline. Ne farò delle perle - penso mentre le inforno. Oh sulla scatola c'è scritto: Far asciugare in forno ad una temperatura massima di 50° per 2 ore. Giuro. Regolo il forno al minimissimo, metto il timer e faccio altro. Saranno passati 20 minuti che sento un rumore, un poft, un crack pong. Vado a vedere e... orrore! Un bollettino di guerra. La metà delle sferette era color biscotto bruciato, l'altra metà esplosa con i frammenti che fumavano sul fondo del forno.
Questo è stato 2 tentativi fa. E questo è il risultato.




Poche, brutte e distanti anni luce dalle intenzioni. E questo è il mono-orecchino che rimarrà mono e unico.


Questo è l'ultima volta in vita mia che ci provo. Ritorno alla carta. Lei almeno, se proprio va tutto male, la posso bruciare per vendetta.

mercoledì 19 maggio 2010

Cambio di taglia

Visto che qualcuno mi ha detto che faccio delle grandi cose in piccolo... mi sono allargata. No, non sono ingrassata, ho solo rivisto un po' i formati delle mie creazioni. La carta è bella ma fetente e, con la tecnica che uso per piegarla e laccarla, tende a dare dei problemi nei formati più grandicelli. Si piega, si distaccano gli strati e la laccatura tende a screpolarsi se non la sottopongo a lunghissime sedute di pressaggio che sinceramente sono una rogna e allungano i tempi da morire. Senza contare che più voglio fare oggetti grandi, maggiori devono essere gli strati e piegarla poi diventa davvero difficile. Però dal momento che sono testarda come una pigna, l'ho già scritto, prova e riprova alla fine qualcosa di XXL sono riuscita a farla e devo dire che sono anche soddisfatta.

Per questi ho bluffato un po'... lo spessore non è eccessivo, volevo lasciarli leggeri in modo che ogni elemento potesse muoversi senza pesare sui fili. Però sono molto d'effetto con i capelli tirati su.


Questi invece sono la versione XXL di un paio che avevo fatto in piccolo. Sono davvero esagerati per i miei canoni, ma l'estate si avvicina - spero - e qualcosa di evidente con il caldo è concesso. Piegarli senza che si rovinassero è stata davvero una faticaccia immane, ma ne è valsa la pena!



E questa è la faccia annoiata delle belve mentre aspettano che gli dia retta per giocare un po'. Quando armeggio con le mie cose non me le filo proprio e questo scatena la furia felina!

domenica 16 maggio 2010

Rosso

Ieri, mio padre mi ha portato una manciata di ciliegie.
Le poche scampate alla pioggia che sta facendo. Mi hanno fatto ricordare i cesti di frutta della mia infanzia, quando, io costretta e di mala voglia, passavamo il week-end nella casa di campagna con tutta la famiglia, nonni, zie, zii e cugini. A primavera c'era la raccolta della frutta ed ognuno aveva il suo compito con nonna-generale a diramare gli ordini alla truppa sbuffante. Le ceste di frutta erano enormi nei miei ricordi e soprattutto quelle delle ciliegie, scintillanti e turgide, mi sono ben chiare.
Quanta differenza con queste poche, solitarie, ciliegie. Le ho messe in una ciotolina a farsi compagnia tra di loro e avevo quasi timore a mangiarne qualcuna, poverette.
Ma poi mi è tornato in mente un altro fatto della mia infanzia, quando mio nonno portava, a me e a me soltanto tra i nipoti, le prime ciliegie colte. Le prime, scelte tra le più belle e raccolte in mazzetti da quattro, legati con dei fili d'erbe.
Tra questi mazzetti ce n'era uno che non mancava mai, quello con i gambi uniti a formare coppie di frutti, in modo che potessi metterle a mo' di orecchini mentre mangiavo le altre.
L'avevo dimenticato.
E invece il ricordo s'era solo nascosto, paziente, in qualche angolo della memoria, pronto a riemergere quando ci fossero state le giuste condizioni. Adesso. Adesso che è l'ultima primavera che passo in questa casa, la casa dei nonni, adesso che queste poche ciliegie appaiono poca cosa con quelle dell'infanzia, adesso che capisco quanto fossero belli quei momenti, adesso che sono così distanti.

Allora sono uscita in terrazzo e ho preso qualche filo d'erba, ho scelto le più belle e le ho legate assieme.






Mentre le guardavo mi è venuto un po' da piangere.
Ciao Nonno. Non mi sono dimenticata.